MOVIMENTO CITTA' DEMOCRATICA

Documenti


La realtà delle cooperative sociali nel contesto veronese



Incontro con Andrea Danese (Coop. Cercate, Verona) e Giulio Terragnoli (Presidente Consorzio delle Cooperative Sociali "Verona Unita") - Verona, 16 Novembre 1994


Premesse


Nel trattare lo sviluppo e le problematiche delle cooperative sociali è bene fare alcune premesse generali che permettano di inquadrare meglio la realtà in esame.

Crisi degli schemi culturali consolidati
Dopo la caduta del collettivismo, secondo cui lo Stato doveva occuparsi di tutto, dalla nascita alla morte dell'individuo, si è passati alla riscoperta della responsabilità personale, in cui l'individuo reclama un proprio spazio.


Crisi del Welfare State
Lo Stato va in crisi ed è costretto a cercare maggiore efficienza; attua una riduzione delle spese, fornendo quindi meno servizi. Viene attuata inoltre un ridistribuzione dei rischi tra individuo e Stato (ad esempio si pone la questione se la malattia debba essere, e fino a che punto, a carico dell'individuo o dello Stato, e così pure la pensione, la cassa integrazione, ecc.). Questo induce la nascita del concetto di mercato nei servizi sociali e assistenziali, mentre in precedenza era lo Stato ad assorbire tutti gli enti preposti a questi compiti.

Economia di mercato e concorrenza
In presenza di una competizione globale le aziende, per ridurre i costi, cercano di portare all'esterno quote di lavoro che sono occasionali o poco convenienti. La necessità di qualificazione ed efficienza delle risorse umane, inoltre, porta ad un processo di espulsione di risorse umane, e ad una riduzione dei vincoli nei rapporti di lavoro.

Innovazione tecnologica e culturale
Ci troviamo in una situazione estremamente dinamica da questo punto di vista.

Conseguenze
In conseguenza delle premesse sopra dette, si hanno i seguenti fatti:

Difficoltà per le situazioni deboli, ovvero per persone con handicap fisici o psichici, per situazioni umane complesse (ex carcerati, ragazze madri, donne separate con figli, tossicodipendenti, ...), per persone con professionalità limitata o superata e per coloro che possiedono competenze non richieste.
Inoltre si assiste alla diffusione di lavori marginali come lavori occasionali e precari, elastici e frammentati, lavori "assistiti" per il recupero di persone in difficoltà. In genere queste tipologie di impiego sono caratteristiche di particolari settori come quello dell'assistenza sociale, della salute, dell' educazione, della cultura, dell'ambiente. Si tratta di lavori scarsamente retribuiti che si rivolgono alla persona e alla famiglia e che,in genere, non danno luogo a prodotti.

All'interno degli schemi tradizionali vi sono alcuni tipi di risposta a queste situazioni di disagio.

I sindacati propongono,all'interno di aziende in crisi, contratti di solidarietà, il "part time"o l'aumento dell'elasticità degli orari.
Il Governo Berlusconi ha varato il decreto cosiddetto "dei cento giorni" che prevede sgravi fiscali per le nuove imprese e ha proposto un progetto per rendere più elastico il lavoro.
Il volontariato provvede ad un aiuto personale e alla creazione di centri di ascolto.

Però una risposta etica e innovativa a tutto ciò è: L'ECONOMIA NONPROFIT

Essa è caratterizzata da solidarietà e prevalenza di ispirazione cristiana.
Si uniscono con questa formula il lavoro volontario e il lavoro retribuito.

Espressione dell'economia nonprofit è la

FORMULA COOPERATIVA

Quella tradizionale nasce come reazione allo sfruttamento (per esempio le cooperative di muratori nate in Gran Bretagna per ottenere prezzi più alti), per una ricerca di vantaggi di gruppo (per esempio le cooperative di consumo o quelle delle banche), o come una risposta a situazioni di crisi (per esempio se l'azienda chiude).

Quella sociale (o di solidarietà) presuppone un discorso etico in base al quale si dà una mano ad una realtà da sostenere fornendo un miglioramento di reddito. E proprio in questo ultimo aspetto la cooperativa sociale differisce dal volontariato.

La caratterizzazione e gli scopi delle cooperative sociali sono definiti nella Legge 381/91 e nella Legge Regionale del 5 Luglio 1994, n. 24 che per molti aspetti completa e chiarisce la prima. Inoltre vi è anche la Circolare del Ministero del Lavoro n. 116/92.
In conseguenza a queste leggi le cooperative hanno dovuto specializzarsi in settori particolari e, quindi, quelle più piccole sono andate in crisi. Alcuni privati hanno approfittato della situazione fondando delle cooperative che in realtà sono "profit".

L'operato delle cooperative sociali è volto all'assistenza e all'inserimento lavorativo di categorie individuate (per esempio persone portatrici di handicap, drogati, carcerati, malati psichici).
In generale si può dire che le cooperative sociali hanno accettato la sfida economica attuale coprendo il mercato lasciato libero dalla nostra società che chiede soprattutto efficienza.
Si riempie, quindi, uno spazio che è libero.


La situazione a Verona e Provincia



Le tre centrali cooperativistiche sono:
Unione Cooperative (legata all'ambiente cristiano)
Lega ( comprende le cooperative rosse)
Verde ( legata al PSDI e al PRI)

Le Cooperative Sociali aderenti all'Unione Cooperative (UC) sono 45.
Il Consorzio "Verona Unita" riunisce 22 Cooperative Sociali. Si è sentita l'esigenza di riunirsi in un consorzio per avere più forza quando si tratta con l'ente pubblico.

I lavori svolti sono: assemblaggio, assistenza sociale (per esempio nelle case di riposo), assistenza infermieristica, traslochi, trasporti, facchinaggio, lavori nel settore dei fiori, del verde, del giardinaggio, falegnameria, ortofrutticultura, sartoria, legatoria, ceramica, informatica.
Gli spazi di intervento possibili e che potrebbero essere coperti con professionalità dalle cooperative sono soprattutto quelli della gestione del verde, degli asili nido e dell'assistenza domiciliare.

I problemi che si incontrano riguardano soprattutto i finanziamenti, l'affidamento di lavori nel rispetto delle leggi e la concorrenza irregolare. Infatti si fanno gare d'appalto alle quali partecipano non solo le cooperative sociali, ma anche le altre cooperative che vincono poichè lavorano con costi bassissimi in quanto non pagano i propri dipendenti o li pagano sotto contratto. Succede che nell'appalto bisogna dichiarare che si rispetta il contratto, ma poi l'ente appaltante fa una gara al ribasso partendo da valori inferiori a quelli del contratto.
Grazie alla Legge regionale del 5 Luglio 1994 vi è stata un'attenuazione della rigidità della legge nazionale a questo proposito. In questo modo non si parla più di puro ribasso.
Inoltre spesso ci si scontra con una certa arretratezza culturale che non permette di cogliere l'utilità sociale di queste cooperative.

Gli obiettivi della crescita futura delle cooperative sociali prevedono un aumento della professionalità e della stabilità e, soprattutto, un maggior riconoscimento a tutti i livelli.


Dati economico-occupazionali a Verona



Soci lavoratori o dipendenti 500 circa
Utenti soci lavoratori 40 circa
Utenti 800 circa
Volontari 300/400 circa

Fatturato globale: 30/32 miliardi

Da una ricerca internazionale risulta che l'economia nonprofit è un settore occupazionale di notevole interesse.
Negli Stati Uniti il fatturato dell'intero comparto equivale al 6.3% del prodotto interno lordo, mentre in Italia raggiunge il 2.1%.



Copyright Movimento Città Democratica - Verona