MOVIMENTO CITTA' DEMOCRATICA

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Il C.E.R.R.I.S. nella realtà dei servizi sociali a Verona


Relatore Dott. Bellamoli - Direttore del CERRIS - Verona, 10 Novembre 1995


CENNI STORICI



C.E.R.R.I.S. (Centro Educativo Riabilitativo di Ricerca e di Intervento Sociale) è l'ultima sigla di una realtà che è nata nel 1400 a Verona. Nel 1500 la Chiesa e la cultura sensibile si resero conto che a Verona esisteva un grosso e tragico problema che riguardava in modo particolare i bambini. Moltissimi, infatti, erano i fanciulli che vivevano e morivano per le strade. Così la Santa Casa di Pietà (che si trovava nel giardino del Vescovado) si fece carico di accogliere i bambini in difficoltà. Nel 1500 la Santa Casa ne contava circa 700, numero elevato in relazione agli abitanti della città.
Col passare del tempo la Santa Casa cadde nelle mani dei Francesi che non seppero organizzarla, e, in seguito, degli austriaci che, invece, seppero darle una struttura ben definita e la fecero diventare da opera della Chiesa struttura dello Stato (I.P.A.I. : Istituto Provinciale per l'Assistenza dell'Infanzia). L'istituto venne spostato prima nell' attuale Via Moschini, quindi fuori dalla città, sulle Torricelle (dove si trova attualmente), poichè la cultura illuminista, a differenza di quella cristiana, tendeva ad allontanare il problema dagli occhi del mondo per nascondere il male, come se questo non appartenesse all'uomo.
Ultimamente si è assistito ad una vera e propria rivoluzione determinata dall'entrata in vigore di due leggi: la legge sull'adozione (in base alla quale i privati cittadini possono accogliere i bambini) e la legge 194 che legalizza l'aborto effettuato entro i primi tre mesi di gravidanza. In questo modo l'I.P.A.I. si è svuotato o perchè i bambini venivano adottati o perchè non avevano nemmeno la possibilità di venire alla luce.
Per riempire questo vuoto negli anni '80 il direttore ha aperto l'istituto ai bambini portatori di handicap. A questo punto i bambini "normali" vengono ad integrare l'attività dei bambini handicappati.
In seguito alla riforma sanitaria 833 le realtà dell'handicap e della tossicodipendenza diventano patrocinio dello Stato. Pertanto nel 1984 la gestione del C.E.R.R.I.S. passa alla ULSS. Grazie anche ad una politica illuminata il C.E.R.R.I.S. non viene distrutto (come molte altre strutture) e diventa una struttura che riesce a trovare una sua collocazione nel mondo sociale e nella stessa ULSS.


COS' E' IL C.E.R.R.I.S


Vengono affermate alcune posizioni: l'istituto non può essere un ponte per la pratica dell'aborto, è aperto a tutti e fa lavoro di riabilitazione e di ricerca. Si risponde al bambino abbandonato, alla madre con tanti figli, ai bambini portatori di handicap o con insufficienze mentali per giungere all'esperienza recente dell'accoglienza dei bambini del Rwanda.
Presso il C.E.R.R.I.S. ci sono 200 ospiti stabili e 300 ambulatoriali, 200 operatori e altrettanti volontari.
La certezza che sta alla base di questa struttura è che noi siamo quello che siamo perchè qualcuno in qualche momento ci ha desiderato, accolto e amato. Il bambino cresce e si sviluppa perchè si accorge che c'è qualcuno che lo desidera: questo è lo spirito del C.E.R.R.I.S. I fallimenti sono frequenti, ma ciò che sostiene gli operatori e i volontari è la fede nell'uomo nel rispetto di tutte le realtà religiose e nella tolleranza per le diversità. L'importante, però, è saper prendere le distanze innanzitutto dai propri problemi e, poi, da quelli degli assistiti. Dice uno psicologo:"Io non ho bisogno che tu abbia bisogno di me per curarmi." Pertanto è necessario essere in grado di gestire il proprio slancio e i propri problemi in modo da non aver bisogno che gli altri abbiano bisogno, altrimenti diventa un circolo vizioso. Bisogna lavorare nella continua coscienza del proprio limite e nella consapevolezza che, non essendo in grado di guarire nessuno, si ha semplicemente il compito di collaborare e di compiere un po' di strada insieme agli altri.
Il C.E.R.R.I.S. è una struttura pubblica che opera come una realtà privata ed è uno dei punti di riferimento del mondo socio-sanitario veronese. Non ci sono problemi sindacali in quanto si discute direttamente con le persone poichè c'è una fiducia reciproca negli obiettivi. Per questo la struttura è vivibile e le persone vi lavorano volentieri. All'interno della struttura sono presenti due psicologi, alcuni medici, operatori addetti all'assistenza che sono o di ruolo della ULSS o provengono da cooperative (seguono un corso biennale), operatori di VI livello o educatori (che seguono un corso triennale), infermieri, terapisti occupazionali e le suore (che ci sono dal 1865). Ad ogni operatore viene chiesto dove vuole lavorare e, in seguito, può essere spostato dove preferisce.


I SERVIZI SOCIALI A VERONA


A Verona ci sono due categorie di servizi sociali:
1) IL PUBBLICO
In esso trovano la loro collocazione la psichiatria di cui si parla troppo poco e che si configura come una realtà di abbandono e di miseria umana, la neuropsichiatria infantile (tre servizi), la tossicodipendenza (poichè le comunità terapeutiche sono in crisi in quanto è cambiata la situazione e i tossicodipendenti convivono con la realtà, lavorano e si organizzano in bande è necessario, oggi, fare opera di prevenzione verso il disagio minorile), i malati mentali e i malati terminali (per i quali esistono pochissime strutture).
2) IL PRIVATO SOCIALE
Si organizza per sopperire alle carenze del pubblico ed è caratterizzato da una serie impressionante di associazioni, gruppi, cooperative che si occupano per esempio di assistenza domiciliare, volontariato, avviamento al lavoro, assistenza ai malati (per esempio la Croce Rossa), agli anziani e ai portatori di handicap.

Il privato sociale è però frastagliato da divisioni interne e questo riflette la grossa carenza del mondo veronese di trovare una coalizzazione e di attivare un progetto comune mettendo insieme le diverse cooperative. In questo modo spesso si sprecano risorse che coordinate nell'ambito di un progetto comune sarebbero preziose e permetterebbero al privato di acquistare forza e di opporsi al pubblico.


INTEGRAZIONE TRA PUBBLICO E PRIVATO SOCIALE


Partendo dal dato di fatto che la Finanziaria penalizzerà il sociale e, in modo particolare, i poveri che sono tanti (malati di AIDS, malati mentali, handicappati gravi, madri in difficoltà, terzomondiali ecc.) accade spesso che il pubblico sfrutti il privato sociale proprio perchè, in questo modo, spende meno.
Bisogna trovare un equilibrio tra la rigidità del pubblico e il caos del privato.
Il privato sociale dovrebbe essere il motore di una macchina il cui il volante sarebbe lo Stato. Quest'ultimo dovrebbe dare i finanziamenti, ma le situazioni più delicate e difficili dovrebbero essere in mano al privato (altrimenti ci si accomuna agli Stati dittatoriali). Lo Stato dovrebbe, senz'altro, chiedere garanzie e vigilare, ma favorire il privato senza essere accentratore.


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